Qualche anno fa Paolo Conte musicava il Messico come “la faccia triste dell’America”. Però vanta chilometri di spiagge fra le più belle del mondo accompagnate da millenni di storia: il più antico insediamento umano risale a 30.000 anni fa. A est il Messico è delimitato dal Golfo del Messico e dal Mar dei Caraibi, e a sud-est da Belize e Guatemala. La costa ovest invece va a immergersi nell’Oceano Pacifico.
Lo stato ospita una moltitudine di vulcani e di zone climatiche. Il Tropico del Cancro divide il Paese in due zone in modo netto, definendone una temperata e una tropicale. Fra la costa e l’interno si registrano differenti climi che lo rendono unico per studiare specie biologiche introvaboli sul resto del pianeta. Con circa 200.000 specie differenti, è patria di una marcata biodiversità. La stagione umida copre i mesi tra maggio e ottobre, con una variazione di quantità di pioggia che varia tra gli appena 254 mm di pioggia l’anno alle punte di 3000 mm.
Anche Vasco Rossi è passato dal Messico per raccontare in musica la libertà che si respira attraversando infiniti climi differenti in poche centinaia di chilometri, ma anche l’approccio che gli abitanti hanno nei confronti dell’esistenza. Nonostante ci siano zone di profonda depressione economica, questo stato possiede il secondo reddito pro capite più elevato fra i paesi dell’Europa Latina (2007, fonte Fondo Monetario Internazonale). L’occupazione preminente della popolazione è l’agricoltura, nonstante la logica della spietata concorrenza imposta dagli Stati Uniti non permetta ai piccoli proprietari di accumulare capitale necessario per nuove attrezzature.
Così come gli Stati Uniti, anche il Messico è un’unione di stati stati confederati con un’economia di libero mercato. La sua maggiore fonte di reddito è il petrolio che gli permetterà, secondo le proiezioni di riconosciute banche d’affari, di fare parte delle cinque più grandi economie entro il 2050.
Il turismo porta a queste terre uno dei principali elementi della sua economia. Oltre alle giornate di sole nei paradisi di Cancun e Acapulco, sono doverosi i passaggi nelle culle della civiltà Zapoteca, Maya e Azteca. Alla nostra era sono arrivate iscrizioni le rupestri e le celebri piramidi a gradoni, ma il lungo lavoro archeologico ha portato a farci conoscere quelle società come estremamente evolute nella loro composizione sociale. La capitale dell’impero azteco era Tenochtitlan, arrivato all’estinzione dopo gli approdi spagnoli successivi al 1492. Sui suoi resti si erge ad oggi Città del Messico, moderna capitale.
Di religione prevalentemente cattolica (89%) il Messico ospita anche protestanti, oltre a nuclei di mormoni e di ebraici. Non rari, nelle popolazioni indigene, casi in cui le religioni principali arrivino a mescolarsi con elementi derivanti dagli antichi culti aztechi e maya.
La lingua principale è lo spagnolo, parlato dalla maggior parte della popolazione e designato come lingua ufficiale, che è affiancato dalle lingue indigene native del territorio. L’inglese è comunemente conosciuto nelle città principali e presso i confini con gli Stati Uniti.
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Un articolo che inizia con il titolo di una canzone di Paolo Conte non puo’ non essere letto! Il Messico è davvero stupendo, la cultura, i paesaggi e le persone lo rendono un posto unico ed indimenticabile!